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Roma, 23 aprile 2020 – “La Pediatria di Famiglia in questi due mesi di emergenza ha fatto la sua parte. Diremmo una grossa parte nella gestione dell’epidemia e nella tenuta del Sistema Sanitario: abbiamo ridotto la pressione sugli ospedali pediatrici fino all’80%, gestito i pazienti con il triage telefonico, programmato gli accessi negli studi ed evitato il diffondersi del contagio. Ora dobbiamo passare alla Fase 2: avere ampia disponibilità di tamponi e poterli prescrivere direttamente per la diagnosi di Covid-19 e ripartire con una nuova normalità fatta di vaccinazioni, screening, bilanci di salute e assistenza al cronico”. Questo l’appello di Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, alla vigilia del Congresso Nazionale Sindacale FIMP che si terrà in webinar nel prossimo fine settimana.
“Capillarità e prossimità territoriale, unite al rapporto fiduciario e di vicinanza con migliaia di famiglie che incontriamo nei nostri oltre 7000 studi - afferma Biasci – ci consentono di rilevare i casi sospetti, prescrivere l’esecuzione del tampone diagnostico e monitorare la diffusione del virus. Sappiamo quanto questo approccio sia centrale nel contenimento dell’epidemia. Come è centrale la disponibilità di adeguati dispositivi di protezione individuale, quali e quanti non è secondario”.
“Domani inizia la Settimana mondiale dell’immunizzazione – ricorda Biasci – e lo stesso Istituto Superiore di Sanità sottolinea l’importanza di rispettare il Calendario delle Vaccinazioni anche e soprattutto durante l’epidemia: rischieremmo altrimenti di aggiungere a un fenomeno nuovo, vecchi problemi e di rivedere la comparsa di malattie infettive già evitate o controllate dai vaccini. Prevenire, proteggere e immunizzare (Prevent, Protect, Immunize) sono le tre parole chiave di questa campagna, dedicata proprio alla necessità di continuità dei servizi vaccinali che devono essere garantiti anche durante la pandemia da Covid-19. Potremmo vedere altrimenti fallire il tentativo di tenere sotto controllo l’epidemia di morbillo o osservare il riemergere di patologie come la difterite o la pertosse. Come Pediatri di Famiglia offriamo ancora una volta la nostra disponibilità ad occuparci direttamente delle somministrazioni nei nostri ambulatori, in collaborazione con i Servizi di Prevenzione come peraltro avviene con successo già in alcune Regioni. Speriamo oggi di essere ascoltati e segnaliamo tra l’altro che con questa modalità le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono più facilmente attuabili”.
“Inoltre, in una visione prospettica – dichiara Biasci – sarà fondamentale per affrontare una seconda ondata di Covid-19, la linea che sceglieremo sulla prossima influenza stagionale. I numeri dei necessari approvvigionamenti di dosi per tale campagna vaccinale, si scrivono adesso. Chiediamo che la vaccinazione sia estesa all’età pediatrica, vero serbatoio infettivo ogni anno ed in particolare per la fascia di età dei bambini sani 6 mesi - 6 anni. Dobbiamo immaginare questa soluzione in chiave Covid-19, per ridurre le problematiche legate alla diagnosi differenziale. Sappiamo infatti quanto difficile sia distinguere i sintomi del nuovo Coronavirus da quelli dell’influenza stagionale, specie nel setting extraospedaliero. Tutto questo al netto delle complicanze - talvolta gravi nei più piccoli - dell’influenza stagionale, al contagio degli adulti, alle giornate di lavoro perse da parte dei genitori e alle incredibili pressioni che il Sistema Sanitario dovrà nuovamente sopportare. Per il vaccino contro il Covid-19 dovremo aspettare, ma non dobbiamo perdere un minuto per programmare la profilassi dell’influenza e di tante altre malattie per cui i vaccini esistono”.
“Nel nostro Congresso Nazionale Sindacale, il 46esimo della Federazione Italiana Medici Pediatri – annuncia il Presidente Biasci – affronteremo il futuro della professione in una nuova quotidianità, ridisegnata dall’epidemia di Covid-19. Ci confronteremo in chiave propositiva su quella che abbiamo rilevato essere la principale criticità emersa in questi mesi: una discreta disomogeneità orizzontale con sistemi di cure non sempre allineati e, rispetto invece a un asse verticale, una notevole disparità dei modelli regionali nella gestione dell’epidemia”.
“Abbiamo avuto un ruolo dirimente nella Fase 1 dell’epidemia di Covid-19 – conclude Biasci -. Ci aspettiamo che ad ogni livello istituzionale si sia compresa la necessità di coinvolgere i Pediatri di Famiglia sempre più nella Fase 2, in un’ottica di efficienza del sistema, che se oggi è necessaria, domani sarà vitale”.

Roma, 22 aprile 2020 - L'inquinamento potrebbe aumentare il rischio di morte per coronavirus. La sindrome Covid-19 si manifesterebbe in modo più grave nelle persone esposte ad elevati livelli di smog. È quanto ha sostenuto Maria Neira, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), durante un’intervista alla BBC. Secondo l’esperta i paesi più fortemente inquinati dovrebbero quindi prepararsi per rispondere a questa eventualità. “Stiamo tracciando una mappa delle città più inquinate secondo i dati contenuti nei nostri database - ha affermato Neira -. Vogliamo supportare le autorità dei singoli paesi in regioni quali America Latina, Africa e Asia, cosicché si possano preparare con strategie di risposta adeguate a far fronte al problema epidemico, in connessione con l'inquinamento dell'aria”. Uno studio della Harvard University condotto da Francesca Dominici e in corso di pubblicazione mostra, ad esempio, che un piccolo aumento delle polveri sottili (il particolato fine PM2.5, di diametro pari a un trentesimo di quello di un capello) registrato negli ultimi anni, si associa a un aumento del 15% della mortalità per infezione da Sars-CoV-2. Va nella stessa direzione anche una recente ricerca italiana pubblicata sulla rivista Environmental Pollution e condotta tra Università di Siena e Aarhus in Danimarca rispettivamente da Bruno Frediani e Edoardo Conticini, e da Dario Caro. Lo studio suggerisce, infatti, che anche l'inquinamento potrebbe essere correlato alla elevata mortalità da coronavirus nel Nord Italia (che ammonta a circa il 12% dei contagiati), in particolare in Lombardia ed Emilia Romagna. La mortalità media in Italia per il nuovo coronavirus è di circa il 4,5%, ben più bassa di quella registrata in Lombardia e Emilia Romagna.

Roma, 15 aprile 2020 – Il virus pandemico potrebbe diventare stagionale come quello dell’influenza. Il distanziamento sociale può ridurre l’arrivo di pazienti in condizioni critiche in ospedale. Tuttavia la trasmissione di Covid-19 riprenderà una volta che queste misure saranno revocate. Quindi potrebbe essere necessario mantenere il distanziamento sociale in modo intermittente anche nel 2022. E’ quanto suggerisce uno studio appena pubblicato su “Science” dal team di Stephen M. Kissler dell’Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston (USA). La ricerca suggerisce che l’incidenza di Sars-CoV-2 fino al 2025 dipenderà in modo decisivo dalla durata dell’immunità umana, della quale gli scienziati sanno ancora poco. Pertanto, secondo gli autori, sono necessari “urgentemente studi sierologici longitudinali per determinare l’estensione dell’immunità della popolazione, e per capire se questa immunità diminuisce con il tempo e con quale frequenza”. Sempre più spesso le autorità sanitarie ritengono “improbabile” che Sars-CoV-2 imiti il ‘cugino’ Sars-CoV-1 e venga eradicato dopo aver causato una breve pandemia. Piuttosto, la sua trasmissione potrebbe assomigliare a quella dell’influenza pandemica, con una “circolazione stagionale”. Conoscere la probabilità di questo scenario è cruciale per una risposta efficace. In questo studio, utilizzando i dati sulla stagionalità dei coronavirus umani noti e ipotizzando una certa immunità crociata tra Sars-CoV-2 e altri coronavirus, Kissler e i suoi colleghi hanno costruito un modello di interazioni pluriennali. Poi gli scienziati hanno usato questo modello per studiare per quanto tempo le misure di distanziamento sociale devono rimanere in atto per tenere sotto controllo Sars-CoV-2, proiettando la potenziale dinamica di Covid-19 nei prossimi 5 anni. Sulla base delle loro simulazioni, gli scienziati affermano che il fattore chiave che modulerà l’incidenza del virus nei prossimi anni sarà proprio la velocità con cui l’immunità al virus si riduce, aspetto che deve ancora essere determinato.

 

Roma, 21 aprile 2020 - In occasione della Settimana mondiale dell’immunizzazione dal 24 al 30 aprile l’Istituto Superiore di Sanità ricorda come “è importante mantenere le vaccinazioni anche e soprattutto durante l’epidemia altrimenti rischieremmo di aggiungere a un fenomeno nuovo vecchi problemi causando la riemergenza di malattie infettive precedentemente prevenute o controllate dai vaccini”. Con il tema #VaccinesWork si è aperta ieri la Settimana mondiale dell’immunizzazione organizzata dall’OMS dedicata proprio a tutti coloro che lavorano per garantire l’immunizzazione: familiari, operatori sanitari, personale della sanità pubblica. L’obiettivo di questa edizione, in particolare, è quello di porre l’attenzione sulla continuità dei servizi vaccinali che devono essere garantiti anche durante la pandemia da Covid-19. In alcuni Paesi europei, infatti, esiste il rischio di una riduzione generale delle normali attività vaccinali. “È importante mantenere le vaccinazioni – afferma Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento malattie infettive dell’ISS - anche e soprattutto durante l’epidemia altrimenti rischieremmo di aggiungere a un fenomeno nuovo vecchi problemi causando la riemergenza di malattie infettive precedentemente prevenute o controllate dai vaccini”. “Ad esempio - prosegue Rezza -, potrebbe fallire il tentativo di mettere sotto controllo l’epidemia di morbillo così come l’eradicazione della polio oppure potrebbero riemergere patologie come la difterite o la pertosse. Quest’anno, inoltre, nel periodo consigliato sarà particolarmente importante vaccinarsi contro l’influenza per ridurre le problematiche relative alla diagnosi differenziale così come per quanto riguarda gli anziani e le altre categorie a rischio è importante effettuare la vaccinazione contro lo pneumococco”.


Roma, 10 aprile 2020 – “Ascoltare una favola, preparare dei biscotti, imparare a cantare, fare attività fisica, visitare un museo, passeggiare nel giardino più bello del mondo. Tutto senza muoversi da casa. Tutto grazie a un unico portale che seleziona, raccoglie e propone il meglio del web per i nostri bambini. Ecco cos’è www.acasaconibambini.com, la sorpresa nell’uovo di Pasqua di FIMP per tutte le famiglie italiane che rispettano l’isolamento con disciplina, ma sappiamo con quanta fatica di grandi e piccini”. Ad annunciare la nascita della piattaforma che guida i genitori tra le offerte della rete destinate ai più piccoli, il Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri Paolo Biasci.
“Il nostro rapporto costante e quotidiano con migliaia di famiglie – prosegue Biasci - ci ha portato a rilevare una sofferenza talvolta intensa dei bambini che sono chiusi in casa da settimane, ma anche una profonda difficoltà di tanti adulti, non sempre abituati alla gestione di momenti importanti nella relazione e cruciali per la crescita dei figli, come il gioco e le attività di condivisione e interazione. Questa convivenza forzata imposta dall’epidemia di Covid-19 può essere letta come un’opportunità per migliorare le dinamiche familiari e Internet può rivelarsi una miniera di idee e spunti su come farlo, ma anche un mare in cui perdersi. Peraltro spesso i genitori non hanno modo né tempo di ricercare contenuti di qualità in rete. Da qui nasce il progetto di cercare, raccogliere e segnalare le migliori idee incontrate sul web. Si tratta di numerose iniziative di istituzioni, associazioni, enti, musei, artisti in giro per il mondo, contenuti che non sempre hanno la visibilità che meritano”.
“Con questa operazione – annuncia il Presidente FIMP - abbiamo voluto colmare un vuoto informativo delle famiglie, impreparate a gestire una lunga e forzata convivenza, in ambienti non sempre confortevoli. Pensando al futuro, abbiamo immaginato un progetto e creato uno spazio permanente di consultazione che sopravviverà all’emergenza, continuando ad offrire un luogo di incontro e confronto con i pediatri di famiglia e un portafoglio di soluzioni qualora genitori e figli si trovino, quando l’epidemia di Covid-19 sarà superata, nuovamente costretti insieme in casa, che sia per un temporale o una malattia”.
“Il portale – spiega Biasci – contiene anche una sezione dedicata proprio al Covid-19, nella quale proponiamo le clip di Mia, Mio e Meo, i nostri personaggi animati che spiegano ai bambini come comportarsi per evitare di ammalarsi e contagiare i genitori e i nonni. Inoltre la divisione dei materiali per fasce d’età, con tag dedicate, permette una rapida consultazione delle proposte raccolte. Garantiamo a www.acasaconibambini.com un aggiornamento frequente e abbiamo previsto una sezione che ospiti le foto delle attività svolte dai bambini. Tra le altre cose, mettiamo a disposizione un indirizzo email al quale inviare idee interessanti e segnalazioni”.
“I pediatri di famiglia – conclude il Presidente Biasci - sentono mai come in questo periodo l’importanza di un affiancamento, una presenza costante, rassicurante e solida vicino ai più piccoli che vivono nel nostro Paese e ai loro genitori. FIMP si impegna e continuerà a impegnarsi affinché il diritto alla salute psico-fisica di ciascun bambino sia rispettato nei giorni dell’epidemia e quando usciremo dall’emergenza. Perché le famiglie, pur isolate in questo tempo di Covid-19, non siano mai lasciate sole”.
 

Roma, 9 aprile 2020 - Con l'emergenza coronavirus più di un italiano su due (il 54%) ha dovuto rinunciare, sospendere o posticipare cure e terapie mediche e fisioterapiche, non legate al virus, che stava seguendo o che doveva iniziare prima che esplodesse la pandemia. E' quanto emerge dall'indagine Uecoop/Ixè sugli effetti che l'emergenza ha provocato nell'ultimo mese ai livelli di assistenza. Fra le persone colpite dal blocco delle prestazioni, spiega l'Unione Europea delle cooperative, il 42% ha dovuto rinviare o cancellare visite mediche per altre patologie, mentre la restante parte ha visto slittare esami medici, terapie e cure. “L'emergenza della guerra al coronavirus - si legge nell’indagine Uecoop - ha assorbito la maggior parte delle risorse e del personale medico e infermieristico pubblico e privato mobilitato per reggere il grande fronte del nord Italia e i focolai locali, più o meno estesi, che si sono creati lungo la dorsale appenninica dalle Marche al Lazio, dalla Toscana alla Puglia, dalla Campania alla Calabria fino alla Sicilia”. Per Uecoop, su oltre un milione di addetti del mondo cooperativo, quasi 600mila sono schierati sul fronte dell'emergenza coronavirus, con circa la metà impegnata direttamente nella cura di disabili e anziani, “spesso senza le adeguate protezioni anti contagio utili per proteggere se stessi e le persone da assistere fra cui i 300mila nonni ricoverati nelle oltre 7mila case di riposo italiane”. “La situazione è molto pesante e costringe ormai a lavorare in condizioni estreme - denuncia Uecoop - anche per le difficoltà a recuperare mascherine e indumenti protettivi per il personale delle Rsa”.

Roma, 7 aprile 2020 - Dall'infezione che si trasmette attraverso i cibi alla presunta capacità degli essiccatori per le mani di uccidere il coronavirus. Continuamente nuove fake vengono diffuse e altrettante ne vengono smascherate. A ricordarlo è il Ministero della Salute, che pubblica sul sito le 10 bufale individuate, negli ultimi giorni, su social e web. Una riguarda il rischio che ci si possa infettare attraverso i cibi. Fatto non vero, spiegano gli esperti, perché "le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti". Questi ultimi, comunque, vanno "manipolati rispettando le buone pratiche igieniche". Altra nuova fake riguarda la presunta capacità degli essiccatori per mani ad aria calda di uccidere il coronavirus, anche se non vi è nessuna prova riguardo. Una delle preoccupazioni di molti proprietari di cani riguarda come pulire le zampe dopo le passeggiate: assolutamente no alla candeggina, mette in guardia il Ministero. L'igiene personale è importante per prevenire questa e altre infezioni, ma non vi sono prove, come sostengono alcuni, che un bagno bollente uccida il Sars-Cov-2 perché la temperatura all'interno del corpo rimane stabile a un calore tollerato dal virus. Alcuni affermano che chi fuma non sia più a rischio di ammalarsi di Covid: ma per gli esperti è falso perché, portando la sigaretta con le mani alla bocca, i fumatori aumentano la possibilità che il virus entri nell'organismo. Ci sono, infine, false notizie di farmaci che prevengono la malattia qualora si sia stati a contatto con un contagiato. Purtroppo, invece, "non esiste ancora nessuna terapia utilizzabile in via preventiva".

Roma, 3 aprile 2020 – Una donna positiva al Covid-19 durante la gravidanza, può trasmettere il virus al feto o al neonato e quest’ultimo si può considerare comunque soggetto a rischio? Quali sono le raccomandazioni per la cura del neonato dimesso da mamma Covid-19+? Quali precauzioni per l’allattamento? Quali per il pediatra di famiglia che deve incontrare il bambino e i genitori per i bilanci di salute? Queste alcune delle domande alle quali i pediatri di famiglia, rispondono oggi con un vademecum sulla gestione del neonato e del lattante nati da madre Covid-19+.
“L’epidemia – afferma Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri - sta determinando profondi cambiamenti nell’erogazione dei servizi sanitari, sia a livello ospedaliero che territoriale, con inevitabili conseguenze di sanità pubblica. Anche il lavoro quotidiano dei pediatri di famiglia, negli attuali contesti e modalità di approccio al paziente, deve dare risposta a nuove problematiche di salute che si presentano nella pratica quotidiana. Uno degli aspetti di maggior rilevanza pratica e operativa riguarda proprio la presa in carico e la gestione del neonato e del piccolo lattante (0-3 mesi) nato da madre COVID-19+. Quello che proponiamo oggi è un documento prezioso per l’intera comunità scientifica. Attenendoci a queste raccomandazioni possiamo evitare il contagio dei bambini più piccoli e dei pediatri che devono prendersene cura. Si tratta di uno strumento per ridurre rischi di complicanze e contenere il diffondersi dell’epidemia”.
“Il testo, redatto dalla Segreteria Scientifica della Federazione Italiana Medici Pediatri, propone, a partire da una revisione delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili e dalle raccomandazioni di organi istituzionali, alcune indicazioni di pratica professionale per il pediatra di famiglia – dichiara Mattia Doria, Segretario nazionale alle Attività Scientifiche ed Etiche della FIMP -. Fino ad oggi per questo virus non è stata documentata una trasmissione verticale: nessun neonato da madre Covid-19+ è risultato positivo al virus. Sulla base di tale evidenza il documento che abbiamo prodotto, pertanto, fa riferimento solo al neonato negativo e asintomatico per Covid-19”.
“Non ci sono prove di una trasmissione intrauterina o transplacentare del virus da donne infettate ai loro feti - prosegue Doria – e il livello di rischio per i neonati di madri positive durante la gravidanza al momento non è documentato. Non è controindicato che i bambini sani, che non richiedano cure neonatali, siano tenuti insieme alle loro madri nell’immediato periodo post-partum. Qualora la madre sia sintomatica e con un quadro clinico compromesso, madre e bambino devono essere temporaneamente separati. Va evidenziato, inoltre, che il virus non è stato trovato in campioni di latte materno. Considerandone i benefici e il ruolo residuale nella trasmissione di altri virus respiratori, continuiamo a raccomandarlo. La madre Covid-19+ deve però prendere tutte le precauzioni possibili per evitare di diffondere il virus al suo bambino mentre lo allatta. Quindi indossare una mascherina, eseguire l'igiene delle mani prima e dopo aver avuto uno stretto contatto con il bambino, seguire le altre misure igieniche generali raccomandate”.
“Alla dimissione dall’Ospedale – continua Biasci - tutti i bambini e le bambine nati da madri Covid-19+ devono essere presi in carico tempestivamente dal Pediatra di famiglia che assicura un follow up e una sorveglianza telefonica delle condizioni del bambino, della situazione di accudimento familiare e dell’allattamento. Raccomandiamo, ove possibile, l’invio telematico della cartella clinica del neonato da parte del punto nascita rinforzando le raccomandazioni ai genitori sulle precauzioni possibili per evitare il contagio del bambino”.
“Vi sono inoltre delle precauzioni da adottare nel visitare un neonato dimesso da madre Covid-19+ - segnala Biasci -. Il neonato deve essere accompagnato nello studio del pediatra da una sola persona che sia in condizioni di buona salute e con l’adozione delle misure igieniche adeguate (mascherina chirurgica, pulizia delle mani con gel idroalcolico). Il tempo di permanenza del bambino e della persona che lo accompagna deve essere ridotto al minimo necessario e il pediatra deve utilizzare misure igieniche adeguate e dispositivi di protezione individuale”.
“Il neonato/lattante – raccomanda Biasci - deve essere tenuto lontano dai familiari in quarantena se sospetti Covid-19+ fino al termine del periodo previsto o fino all’esito negativo del tampone nasofaringeo. Il componente della famiglia in quarantena deve occupare una stanza diversa con possibilmente un bagno dedicato”.
“Il pediatra di famiglia – conclude il presidente FIMP – può valutare e monitorare la crescita di un neonato in questo periodo di epidemia da Covid-19 attraverso la consulenza telefonica o altri mezzi di comunicazione a distanza, per tutte le condizioni che non richiedono una valutazione fisica obiettiva con il bambino. Come FIMP stiamo inoltre stilando linee guida di indirizzo nazionali proprio sulla Telemedicina nel contesto assistenziale della pediatria di famiglia italiana, che possano servire in questo momento, ma anche in prospettiva, in un’ottica di integrazione alla pratica clinico-assistenziale nella Pediatria di Famiglia”.

Roma, 30 marzo 2020 – “Il vaccino per il Covid è molto difficile da realizzare. Sono già iniziate le prime somministrazioni su volontari sani. In 10-12 mesi saranno quindi possibili le prime sperimentazioni su popolazioni a rischio”. E’ quanto ha affermato il prof. Guido Rasi, Direttore Esecutivo dell’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) nel corso di una diretta streaming. “Tutto ciò che è innovativo deve passare dall’EMA ma al momento mancano nuovi farmaci specifici per il Coronavirus – ha aggiunto Rasi -. Dobbiamo sperimentare quelli già esistenti e adottati per la cura di altre patologie. Ce ne sono una ventina potenzialmente utili e supportati da evidenze scientifiche. Stiamo gestendo la carenza di questi farmaci, dovuta anche a difficoltà logistiche che ne impediscono l’arrivo in Italia. Le novità più importanti e interessanti, nel campo della ricerca, vengono spesso dai giovani pieni di talento ma scarsi di mezzi. Per questo abbiamo attivato per loro un task force di aiuto, mettendo a disposizione circa 500 nostri esperti in grado di attivarsi nel giro di 24/48 ore per valutare i risultati che ci arrivano dalle università o da piccoli centri di ricerca – ha concluso il direttore EMA -. La nostra idea è di prenderli per mano per portarli ai risultati. Per i campioni della ricerca l’importante non è la quantità ma la qualità dei dati”.

 

Roma, 31 marzo 2020 – Il Ministero della Salute ha emanato delle Raccomandazioni per le persone immunodepresse nell’ambito della situazione di emergenza per i coronavirus. La circolare è stata stilata su iniziativa del Comitato Tecnico Scientifico della Protezione. “Le evidenze scientifiche indicano che i pazienti immunodepressi, come ad esempio le persone con immunodeficienze congenite o secondarie, le persone trapiantate, affette da malattie autoimmuni in trattamento con farmaci ad azione immuno-soppressiva, così come le persone con malattie oncologiche o oncoematologiche, sono particolarmente a rischio, sia per quanto riguarda la morbilità che la mortalità in caso d’infezione da virus respiratori, tra cui i Coronavirus – si legge sul portale del Ministero -. A tutti questi pazienti viene indicato di evitare la presenza-frequenza in luoghi affollati; indossare la mascherina (di comune uso, quali quelle chirurgiche) fuori dal domicilio, in particolare quando si rendano necessarie visite in ospedale per visite, esami o trattamenti. E ancora: eseguire un’accurata e frequente igiene delle mani; evitare di toccarsi con le mani il viso, gli occhi, il naso e la bocca; evitare le visite al proprio domicilio da parte di familiari o amici con sintomi respiratori o provenienti da aree a rischio. Si raccomanda inoltre di contattare il medico curante non appena compaiono sintomi riconducibili a infezioni delle vie respiratorie (febbre, tosse, rinite); attivare, ogni qualvolta possibile, visite in telemedicina per evitare, salvo necessità cliniche o terapeutiche, gli accessi ai pronto soccorso degli ospedali”. La circolare poi invita a non sospendere la terapia immunosoppressiva in atto, salvo diversa indicazione del medico curante. Consiglia inoltre di monitorare i livelli sierici d’immunoglobuline e praticare terapia sostitutiva in caso di valori di lgG ridotti rispetto ai range di normalità.

 

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